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05.05.2017

Non è stato facile decidere cosa scrivere sul GP di Russia. Neppure il miglior Masini dell’epoca “disperata” avrebbe potuto ordire una trama più noiosa di quella, semplicemente non è successo nulla di sportivamente “Racing” in pista e quindi per riempire una pagina bisognerà stavolta scendere più in profondità, dovremo scavare il nostro oro nelle vene più profonde del Motorsport.

La Mercedes ha vinto e la cosa non ha stupito poi così tanto anche se le Rosse questa volta si erano accaparrate tutta la prima fila, cosa che non succedeva più o meno dai tempi di Diocleziano Imperatore. La chiave di questa vittoria ovviamente è stata la partenza che ha permesso a Bottas di girare davanti alle Ferrari alla prima curva dopo il lungo rettilineo piegato di Sochi, dopo è stato solo “race management”, Vettel non è mai sembrato veramente in grado di poter insidiare il Finlandese tranne giusto l’ultimo giro non senza l’aiuto di qualche doppiato. Cosa abbia determinato questa leggera superiorità del pacchetto Bottas-Mercedes non è facilmente riconoscibile ma ci proveremo.

Il mio istinto mi dice due cose. La prima motivazione risiede negli pneumatici. Già dai test di Barcellona si era vista una grande efficacia della Mercedes con le coperture più morbide mentre la Ferrari aveva mostrato un passo impressionante con le gomme di durezza intermedia, a Sochi la gomma di prima scelta per tutti era la Ultrasoft (con una usura davvero bassissima se Hulkenberg si è spinto fin oltre i 40 giri di gara con le “viola”) e l’opzione era la Soft (Rossa) che tutti hanno utilizzato solo per poter rimanere nella regola di utilizzare due compound diversi durante la gara. Una situazione ideale per i tedeschi che ha lasciato pochissimo spazio anche alle strategie perché con un solo pit stop e poca differenza tra gomma usata e gomma nuova le variazioni in anticipo o in ritardo di cambio rispetto alla strategia di base non erano in grado di fruttare guadagni rilevanti. Così chi era davanti ha potuto dormire sonni tranquilli. Si dice che Toto Wolff stia facendo pressioni notevoli sul management Pirelli perché vengano introdotte due nuove mescole: la Infrarosso e la Ultravioletto.

Il secondo motivo importante risiede nel fantomatico manettino delle vetture di Stoccarda. In partenza la progressione di Bottas è stata sorprendente e in gara ogni qual volta Vettel si è avvicinato alla zona DRS la reazione è stata immediata e corposa: in poche curve il numero 77 si allontanava velocemente dal muso rosso per poi ristabilizzarsi ad una distanza di sicurezza. A mio avviso la power unit Mercedes possiede ancora un margine prestazionale rilevante nei confronti di Maranello ma che deve utilizzare col contagocce per non rischiare troppo l’affidabilità dei pochi motori disponibili per la lunga stagione del mondiale. Poche gocce in Russia sono bastate.

In ogni caso onore a Bottas che ha condotto una gara solida e matura, veloce quanto basta e lontano da errori e rischi. Sembrava Hamilton, non quello di Sochi, quello delle altre volte. Hamilton a Sochi doveva finire le altre cose in cui era impegnato qualche gara fa Raikkonen. Le avrà finite o ci sarà un altro disperso nelle prossime gare?

Vettel ha spinto al massimo sempre e lo si è capito chiaramente dalla velocità di esposizione del dito medio a Massa in occasione dell’ultimo giro. La frustrazione fa brutti scherzi ma fortunatamente Massa è troppo in vacanza quest’anno per offendersi, la Williams gli ha regalato una discreta macchina, un buon ingaggio e un compagno di squadra che non lo fa di certo sfigurare. Cosa volere di più dalla vita? Probabilmente ha pure i premi gara legati ai punti che riesce a totalizzare. Genio.

Raikkonen ha aggiunto l’ennesimo team radio alla propria leggenda. A metà gara improvvisamente si è reso conto di trovarsi dietro a Bottas invece che davanti a lui, una roba da far rabbrividire anche gli esaminatori che devono valutare se prorogare la patente di guida agli ultraottantenni.

Verstappen è stato visto domenica sera aggirarsi per il paddock vestito da Pierrot. Per un lottatore come lui una gara così disperso nel nulla tra quelli che contano e quelli che fanno numero dovrà essere sembrata la cosa più simile all’inferno. Almeno Ricciardo ha potuto fare la doccia presto.

Alonso ha avuto un weekend fortunato visto che la gara non ha potuto in alcun modo pregiudicare il suo impegno principale della stagione: Indianapolis.
La Pantera Rosa ha vinto di nuovo. Due piloti a punti, macchine riconoscibili a centinaia di km di distanza, un’identità chiara nel campionato mondiale, un proprietario capace di sborsare milioni di euro di cauzione per uscire subito di galera manco fosse Monopoly. Perfect!

Un’ultima parola va spesa per Grosjean, talento puro ma cavallo pazzo: KEEP CALM, EUROPE IS COMING!

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